Poesia

Dalle poesie sono entrato in teatro, dice Giuliano Scabia a proposito del suo Canzoniere, sparso, trasversale, viaggiante e cercante.

Non c’è differenza fra teatro e poesia: non c’è teatro di poesia – c’è la poesia che è della poesia nel teatro il vento.

Centro e asse del suo universo creativo, l’albero dei poeti – il platano alto dei Ronchi Palù – sorregge sui rami più alti il diavolo con il suo angelo, il sole e la luna. Le cose ultime.

Giuliano Scabia, il poeta d’oro, ha pensato e camminato una vita intera sulle orme di Orfeo. La sua produzione poetica – sublime dal basso, come è stata definita - è inestricabile dai cavalli azzurri, dalle oche di cartapesta, dal resto dell’opera scritta, rappresentata e messa in moto dalla voce. La sostiene e ne accompagna il volo.

Insieme agli inediti, ai versi spediti agli amici, alle libere riflessioni contenute ne Il tremito. Che cos’è la poesia? (2006) e Una signora impressionante. Della poesia e del teatro il corpo (2019), nel 1995 compare – disseminata dei disegni aerei dell’autore - Il poeta albero, la prima raccolta pubblicata da Einaudi. Dedicata a Mnemosyne, madre delle muse, e alla Natura, è poesia fresca e cantante di api, giacinti, asini che ragliano d’amore, galline e anemoni appena sbocciati. In Opera della notte (2003) il poeta segue nel buio un viandante che cammina lento, luminoso nei piedi per boschi e autostrade, fino al fondo di una selva dentro la quale le attese dei viaggiatori inquieti si accendono di domande e di risposte oracolari: tutto si perde e niente va perduto / la mente è sola – il corpo è qui con me. I Canti del guardare lontano (2012) raccolgono - insieme ad alcune delle operine beneauguranti composte a fine anno per gli amici più cari, di cui si dirà – componimenti lunghi, impressioni di viaggio, un Canto del trionfo sulla morte in forma di duello con spunti comici, versi ispirati al mondo dei suoi romanzi e dell’infanzia, Pavane e Veneziane. I Canti brevi (2016) sono invece dedicati ciascuno a un amico, a un artista, a un animale totemico, mentre Albero stella di poeti rari. Quattro voli col poeta Blake – che Scabia definisce un poema epico – esce sulla rivista Doppiozero fra maggio e giugno 2015.

Scrigni sono i suoi libri di poesia e sulla poesia, come scrive Massimo Marino.

I libri #

Una signora impressionante #

Copertina di Una signora impressionante

Anno: 2019
Editore: Casagrande
ISBN: 9788877138286

Un libro sulla poesia, sul teatro e sulla lingua.

Un viaggio che dal mitico Pavano Antico arriva alla Casarsa di Pasolini, passando per l’epica Roncisvalle e per una stazione, quella di Bologna, macchiata di sangue nel 1980. Percorrendo il volume, il lettore coglierà la stratificazione di esperienze, incontri e progetti che fanno di Scabia una voce unica, e per questo tanto più necessaria, nel panorama culturale italiano. Strato dopo strato, affioreranno dalle pagine le tante stagioni che l’autore ha attraversato: dalla neoavanguardia, alla sperimentazione linguistica con Luigi Nono, al teatro politico fino al mondo suggestivo delle marginalità (urbane e contadine) e dei boschi dove sono ambientate alcune delle sue narrazioni più ammalianti.

Canti del guardare lontano #

Copertina di Canti del guardare lontano

Anno: 2012
Editore: Einaudi
ISBN: 9788806210731

Poeta estroso, cordiale e raffinato, con il suo sublime dal basso, capace di convocare tutti i tempi e tutti i luoghi della poesia, tutti i poeti da Orfeo in poi, con la sua chioma candida e il viso da eterno ragazzo, attento e stupito dalla meraviglia dell’attimo e dal mistero dei giorni e della spedizione umana, Giuliano canta le bestie e le piante, le stelle e gli dèi, che per lui non sono mai fuggiti, ma stanno nel reale come le nostre domande, i nostri ritmi inventivi, sorpresi dalla inarrestabile pregnanza e duttilità della lingua materna e fraterna, tanto che Scabia pare un poeta volgare del Duemila, catapultato dal Trecento nell’era globale.

Egli è leggero, ma per gravità, profondo, come un mare neologizzante, per onomatopea del passo e del tremito, suo concetto-chiave, che sta per emozione, corpo canoro. Così, come un Palazzeschi che non si diverta, ma che si emozioni, è soprattutto capace di far passare negli altri l’emozione, e cioè di commuoverci e rallegrarci.

Gianni D’Elia

Canti brevi #

Copertina di Canti brevi

Anno: 2006 (questa edizione 2016)
Editore: Le Farfalle
ISBN: 9788898039227

Quando sento venire certi momenti della poesia - che mi portano via - devo stare attento - per esempio se guido la macchina devo stare attento, sbaglio strada, vedo solo una gran luce e mi scordo le svolte: ci vedo benissimo e non vedo niente: la poesia è una signora impressionante.

Il tremito #

Che cos’è la poesia #

Copertina de Il tremito

Anno: 2006
Editore: Casagrande
ISBN: 9788877134523

Saluto qui Iosif Brodskij per aver scritto: “La patria del poeta è la sua lingua”. L’esperimento è sempre con lei, la lingua, paterna e materna, combattimento con lei, avventura con lei, per cercarla e trovarla nel soffio del corpo voce.

In questo breve libro, Giuliano Scabia, scrittore, filosofo, teatrante e gran camminatore, racconta i suoi esperimenti alla ricerca della voce della poesia, del teatro, della musica. Una voce che nasce dalla grazia, dal gioco, dalla cura d’amore: grazia che è anche purificazione, è la gioia del bambino, è il respiro del feto nel ventre materno, è ascolto prima che parola, è la fessura da cui si intravedono altri mondi, è il nido nascosto che conserva un racconto. La poesia è, per Scabia, un infaticabile viaggio a piedi per i luoghi impervi della terra e dell’immaginazione alla ricerca delle forme primarie della parola che, con un tremito, si fa corpo. È un camminare per sentieri e per foreste, sulle tracce di san Francesco e di Collodi, di Nievo e di Rigoni Stern, di Borges e di Zanzotto, di Meneghello e di Tarkovskij. Questo libro, quasi provocatoriamente inattuale, ci parla, con confidenza fraterna e con una sapienza che sembra venire da lontano, della poesia che è dentro di noi, dentro il nostro essere bambini, animali e piante.

Opera della notte #

Copertina de Opera della notte

Anno: 2003
Editore: Einaudi
ISBN: 9788806164539

Percorrere la notte è aprirsi a un vuoto, accedere a quell’atmosfera sospesa e incantata dove la vita e la morte sono una scaturigine unica. E Giuliano Scabia compie questo percorso sulla scorta di versi semplici, colorati di un’elementarità quasi infantile, ma profondi come le favole e il mito. In queste poesie un senso creaturale pervade gli uomini, gli animali e le cose e li rende simili. Presenze misteriose, come fate o camminatori dai piedi luminosi, si confondono con personaggi e situazioni realistiche con lo stesso statuto di verità. Un libro fatto di grazia e di leggerezza, come una filastrocca ricca di sapienza, che ci offre barlumi di consapevolezza e, forse, di consolazione.

Il poeta albero #

Copertina de Il poeta albero

Anno: 1995
Editore: Einaudi
ISBN: 9788806136949

L’ambizione di Scabia, in questo suo libro di poesie e disegni, è far parlare le cose, farle camminare nell’aria, nel vento, nel fiato dell’anima. La natura, paesaggio, acque, fiumi, mare, alberi, bosco, bestie, corpo, tutto è anima. E anima è anche l’amor acrnale, il balbettio e l’estasi dell’Eros. E’ per questa via che il Poeta-albero, anima fattasi natura e natura fattasi anima, riesce a librarsi su se stesso (o in se stesso sprofondare) e cogliere i propri archetipi. Lingua materna, dolore paterno. Linfa e fiore. Quando questo equilibrio archetipico è raggiunto, in sé perfetto e insieme labile, prende corpo nella poesia quel dolente sorriso, quella gioiosa pena che è la vera cifra di Scabia in tutte le opere, teatrali, narrative o poetiche, della sua produzione più recente.

Padrone e servo #

Copertina di Padrone e servo

Anno: 1965
Editore: Casa Editrice Salvatore Sciascia

“Tra poesia di testimonianza e poesia di separazione — ne ha detto Aldo Rossi su “L’approdo letterario” — l’opera prima di Scabia attua una sulfurea differenziazione”. In questo odor di zolfo, la dialettica di “Padrone e servo” si apre a una non sulfurea libertà…

Le operine / i canti #

All’interno del ciclo del Teatro Vagante – sconfinato quanto la sua capacità immaginativa –, Giuliano Scabia ha circoscritto di suo pugno un piccolo canone di trentaquattro componimenti brevi come fogli volanti, stampati a libretto e illustrati con perfetta corrispondenza d’animo dai disegni fatati di Riccardo Fattori.

Si tratta delle operine beneauguranti per l’anno nuovo che – a partire dal 1976 e poi con regolarità dal 1990 al 2020 – ha composto per gli amici lontani e segreti, luoghi e persone di antico fascino, che a fine dicembre raggiungeva nelle loro case sull’Appennino reggiano innevato. Viaggiando attraverso selve, burroni, tempeste e uragani per radicamento di affetti autentici, incuranti di palcoscenico e luminarie. Per gioco sempre, e per sognare.

Un minuto, amicale, gioioso lavoro a incontrare persone precise, per anni, scrive Massimo Marino. Un teatro che prova a curare la solitudine, la disgregazione, che si fa forza dell’intimità.

Qualche volta solo, col suo destriero a bretelle Benengheli arrivava, annunciato dal suono del corno, quasi sempre in compagnia di un fido scudiero amico con cui recitare e cantare a contrasto l’eterno alternarsi dell’anno vecchio e dell’anno nuovo. In cucina, in cortile, sulle scale di casa, teatro del dono ogni volta per una sola famiglia, la lunga fedeltà di Giuliano e la sua grazia intellettuale hanno sparso fra Busana e Marmoreto – i luoghi conosciuti al tempo del Gorilla Quadrùmano – invenzioni mirabolanti. Il Contrasto del vento impetuoso e l’Operina del cervo e dell’aurora, il Contrasto del tasso cane e porcello sul mutamento, il Canto del vento magistrale e il Canto della materia oscura, la Veglia di cavalieri, Il re del mondo e Il canto della vita indistruttibile.

I versi delle sue operine scoperchiano il tetto e avvicinano il crinale e la foresta. Vortici di stelle, animali sapienti. L’abisso, la sorte, l’ infinito. Sono sceso in capo al paese, c’era una bella neve caduta da poco, annota a dicembre 1998. Indossato il cavallo e preceduto verso le case di Marmoreto dal suono della tromba, ho sentito la bellezza e la gioia di fare per sé e per amicizia – con intensità – come la sonata a Kreutzer.